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Canzone creata su Melodia Regalo

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Il testo

[Male vocal: WARM FULL-BODIED CHEST VOICE WITH NATURAL VIBRATO ON EVERY SUSTAINED NOTE, DEEP AND ENVELOPING, RELAXED OPEN THROAT, NO TWANG, NO NASAL OR PINCHED TONE, NO THIN BRIGHT EDGE, NO BELTING. THE TIMBRE MUST STAY EXACTLY THE SAME IN THE CHORUS, THE BRIDGE AND THE OUTRO AS IN THE VERSES. NEVER BRIGHTEN, NEVER THIN OUT, NEVER RISE IN REGISTER. CALM, LINEAR, UNSTRAINED THROUGHOUT. SING ONE SHORT PHRASE AT A TIME, WITH A FULL CLOSE AT THE END OF EVERY LINE - NEVER RUSH, NEVER SPEAK-SING. No female voice, chorus backing only, single lead vocal, no doubling.]

[Inizio strumentale epico - 40 secondi]
[trombe - tromboni - corni francesi - chitarra elettrica - basso elettrico - batteria - percussioni addizionali - pianoforte acustico - violini - viole - violoncelli - contrabbassi - flauti traversi]
[solo pianoforte e chitarra classica sotto la voce parlata]
[Intro Parlato]
Non avete spento, la luce.
Avete solo, creato le ombre.
Le catene del tempo si rompono.
E le ombre, non si catturano.
Nella storia, avete sbarrato, le porte.
Il silenzio fuori, non è obbedienza.
La rabbia cresce, in questa resistenza.
Avete firmato, decreti nella notte.
Mentre le strade, sono interrotte.
Trasformando la sovranità, nel vento.
Ma il fuoco brucia, e mai spento.
Ci avete contati, catalogati.
Ma siamo l'onda, dei giorni passati.
Ridotti a un registro, senza volto.
Il tempo del silenzio, ormai è tolto.
La terra respira, sotto il cemento.
Solleva nel buio, il nostro lamento.
Dietro ogni porta, c'è un pensiero.
Che cammina sicuro, verso il sentiero.
Dietro ogni voto, c'è una rabbia.
Che spezza le sbarre, di questa gabbia.
Ci volevate invisibili, ora guardateci.
Siamo il fuoco, dei tempi acidi.
Siamo l'onda, sulla polvere.
L'unico enigma, senza risolvere.
Il rifiuto assoluto, di stare altrove.
Il cielo si apre, e la terra si muove.
Oltre i confini, oltre la legge.
Nessun padrone, controlla il gregge.
Il vostro potere, crolla e si scheggia.
Il grido libero, dilaga ed egemonizza.
Una forza ribelle, non si corregge.
La marea che sale, e tutto protegge.
Siamo il fuoco vivo, che vi distrugge.
L'avanguardia pura, che a tutto sfugge.
La storia si sveglia, dal suo letargo.
Mentre l'orizzonte, si fa più largo.
Il vento torna, e soffia leggero.
Sopra le macerie, di questo impero.
La voce calma, di un'assoluta certezza.
Cancella sempre, ogni vecchia tristezza.
Giù la corona, il palazzo è crollato.
Il giorno del riscatto, è iniziato.
Il futuro, è una pagina bianca.
L'alba di una forza, che non si stanca.
[pieno organico: ottoni, archi, chitarra, basso, batteria, percussioni]
[Strofa 1]
Guardo fuori le piazze, piene di specchi.
Parliamo a un muro, che non ha orecchi.
Le schede nell'urna, sono fogli di vento.
Un gioco scritto, da chi siede dentro.
Dicono scegli, ma hanno scelto per noi.
I nomi sui fogli, le ombre degli eroi.
Intanto il potere, cammina nei corridoi.
E stringe la cinghia, sui sogni dei tuoi.
[Strofa 2]
Decreti d'urgenza, la notte sul tardi.
Noi siamo a terra, a contare i ritardi.
Una firma sul tavolo, azzera la voce.
Passano un foglio, poi mettono la croce.
La legge è elastica, in mano al comando.
Il cittadino subisce, l'ennesimo inganno.
Dove stavi, quando il tempo è cambiato.
Qui a guardare, questo specchio spezzato.
[BREAK DI OTTONI]
[Ritornello 1]
La sovranità, non è una promessa.
Non una poltrona, da mettere a festa.
È il sangue che pulsa, la voce che resta.
La rabbia che grida, che alza la testa.
Non siamo una riga, sopra al registro.
Né il silenzio, di un voto al ministro.
La terra respira, sotto il cemento.
Se il popolo parla, diventa tormento.
[pieno organico: ottoni, archi, chitarra, basso, batteria, percussioni]
[Strofa 3]
Hanno chiuso le aule, blindato le porte.
Vendendo promesse, di un'altra sorte.
Fuori dai palazzi, la gente ha memoria.
Non c'è legge, a cambiare la storia.
Le firme digitali, le grida per strada.
La forza di un'idea, taglia come spada.
[BREAK DI OTTONI]
[Ritornello 2]
La sovranità, non è una promessa.
Non una poltrona, da mettere a festa.
È il sangue che pulsa, la voce che resta.
La rabbia che grida, che alza la testa.
Non siamo una riga, sopra al registro.
Né il silenzio, di un voto al ministro.
La terra respira, sotto il cemento.
Se il popolo parla, diventa tormento.
[pieno organico: ottoni, archi, chitarra, basso, batteria, percussioni]
[Bridge]
Le regole scritte, sopra la sabbia.
Non si recinta, l'oceano in gabbia.
Crolla l'impero, di polvere e fango.
Il popolo si alza, spezza questo ballo.
Non siamo numeri, non siamo fumo.
Oggi non si piega, più nessuno.
[Finale]
Nessuno, sulla terra, controlla l'aurora.
La notte è finita, il domani comincia ora.
Siamo l'onda, che spazza la polvere.
Il rifiuto assoluto, di stare altrove.
Non saremo fantasmi, di un governo.
Siamo fuoco vivo, che sfida il vento.
Se la terra trema, sotto il palazzo.
Il grido del mondo, spezza l'inganno.
IL GRIDO DEL MONDO SPEZZA L'INGANNO.
[Chiusura strumentale epico - 50 secondi]

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