Canzone creata su Melodia Regalo
Canzone personalizzata per L'AMAREZZA — così, senza motivo
Il testo
[Male vocal: warm full-bodied chest voice with natural vibrato on every sustained note, deep and enveloping, relaxed open throat, no twang, no nasal or pinched tone, no thin bright edge, no belting. The timbre must stay exactly the same in the chorus, the bridge and the outro as in the verses. Sing one short phrase at a time, with a full close at the end of every line - never rush, never speak-sing.]
[Intro: solo grand piano and soft woodwinds, no drums, no percussion]
[Parlato uno]
Ho rincorso treni che non erano i miei, cambiando la mappa per non chiedere chi sei.
La giovinezza non bussa, non chiede il permesso, sparisce mentre ti perdi nello stesso riflesso.
[Strofa uno]
Guardo le lancette e fanno un rumore strano, sembra il ticchettio di un treno che va lontano.
Ho lasciato scivolare i giorni tra le dita, come sabbia calda, come fumo sulla vita.
Dicevo c’è tempo, dicevo domani lo faccio, e intanto l'inverno scioglieva quel blocco di ghiaccio.
Ho accumulato promesse scritte sul bagnasciuga, mentre ogni treno partiva in tutta fuga.
[Ritornello uno]
Ma l’amarezza del tempo sprecato, è un vestito stretto che non ho mai amato.
È una moneta spesa per niente, un vuoto immenso in mezzo alla gente.
Restano i graffi di quello che poteva essere e non è stato.
Il gusto amaro di un giorno che è già passato.
Non si torna indietro, non posso fare un passo, questo tempo mi schiaccia come un masso.
[Parlato due]
Ho rincorso treni che non erano i miei, cambiando la mappa per non chiedere chi sei.
La giovinezza non bussa, non chiede il permesso, sparisce mentre ti perdi nello stesso riflesso.
[Strofa due]
Ho regalato le ore a chi non ne voleva, ho spento la luce quando il sole sorgeva.
Quante parole mai dette per paura di un no, quanti ti voglio bene rimasti nel comodino.
Adesso la stanza mi sembra troppo gigante, mentre rincorro l’eco di un passato distante.
C’è un’agenda vuota sul tavolo della cucina, piena di specchi in cui non mi guardavo la mattina.
[Ritornello due]
Ma l’amarezza del tempo sprecato, è un vestito stretto che non ho mai amato.
È una moneta spesa per niente, un vuoto immenso in mezzo alla gente.
Restano i graffi di quello che poteva essere e non è stato.
Il gusto amaro di un giorno che è già passato.
Non si torna indietro, non posso fare un passo, questo tempo mi schiaccia come un masso.
[Bridge]
Non voglio più dire, ormai è troppo tardi, voglio scambiare i rimpianti con gli sguardi.
Voglio strappare queste pagine vuote, voglio rimettere in fila tutte le note nuove.
Perché l’amarezza del tempo sprecato, diventa la spinta per quello che è rimasto.
[Parlato tre]
Ho rincorso treni che non erano i miei, cambiando la mappa per non chiedere chi sei.
La giovinezza non bussa, non chiede il permesso, sparisce mentre ti perdi nello stesso riflesso.
[Finale]
Non sarò una moneta spesa per niente, voglio gridare in mezzo alla gente.
Oltre quei graffi di quello che è stato, cancello il gusto di un giorno che è passato.
Ora cammino dritto, non conta il passato, voglio riprendermi il tempo che ho sprecato.
Il ticchettio rallenta, la stanza si illumina, adesso inizio io.
Il ticchettio rallenta, la stanza si illumina, adesso inizio io.
Il ticchettio rallenta, la stanza si illumina, adesso inizio io.
[Outro: solo grand piano and soft woodwinds only, no drums, no percussion, slow fade out]
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